Cerca lo Psicologo
Ti aiutiamo a trovare il Professionista più adatto alle tue esigenze!
Ti aiutiamo a trovare il Professionista più adatto alle tue esigenze!

Consento il trattamento dati Legge n. 196/03.*

ADHD: disturbo dell'attenzione ed iperattività

Quante volte ci è capitato di sentire giudicare iperattivo un bambino, magari nostro figlio, in base al suo comportamento un pò troppo vivace e, a volte, turbolento? Attenzione, però, a non confondere un atteggiamento piuttosto comune con quello che è un vero e proprio disturbo psicologico, l'ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Desorder).

In italiano, la definizione può essere tradotta come "Deficit dell'Attenzione ed Iperattività" e si riferisce ad una sindrome ad insorgenza nell'età evolutiva caratterizzata, appunto, da atteggiamenti d'instabilità comportamentale, da eccessiva distraibilità e da forte iperattività, con compromissione del normale sviluppo psicologico del bambino e del suo adattamento al contesto sociale e familiare. Inoltre sono presenti disagio emotivo, ricadute sul rendimento scolastico, maggiori probabilità di riportare traumi fisici.

In alcuni casi l'ADHD si associa ad altre patologie come il disturbo oppositivo-provocatorio, disturbi dell'apprendimento e, meno frequentemente, a depressione, ma il problema più grave è il rischio di sviluppare, nel tempo, condotte antisociali o tossico-dipendenza.

Più diffusa nei maschi (il rapporto è mediamente 3:1), l'ADHD presenta un marcata incidenza nella popolazione dei minori con una percentuale di circa il 6 -7 %.

Ancora non è stata accertata l'origine della sindrome (l'ipotesi genetica è attualmente quella più accreditata), mentre sono stati documentati i seguenti fattori di rischio:



  • assunzione di alcool e di droghe nel periodo di gravidanza (che provocano una riduzione nella produzione di neurotrasmettitori)
  • esposizione a veleni o tossine ambientali (ad esempio, il piombo contenuto nelle vernici o presente all'interno delle tubature dei vecchi edifici)
  • alcuni additivi alimentari

Recenti ricerche hanno messo in luce un'eventuale responsabilità dello zucchero ma il sospetto non è ancora sostenuto da evidenze.

In relazione alla prevalenza di una tipologia di sintomi si distinguono due forme cliniche dell'ADHD. La prima viene definita "Deficit dell'attenzione" ed è caratterizzata da difficoltà a seguire le istruzioni impartite e a concentrarsi sul compito, da labilità dell'attenzione e conseguente diffioltà di memorizzazione, da incapacità di pianificazione, e così via. Nella seconda, individuata come Impulsività/Iperattività, dominano irrequietezza, instabilità motoria ed attentiva, impossibilità a rispettare il turno e l'attesa, atteggiamenti ipercinetici e tendenza alla logorrea.

Per orientarsi verso una diagnosi di ADHD è indispensabile, per entrambe le forme cliniche, avere un riscontro di almeno 6 sintomi e che questi si siano manifestati da almeno 6 mesi.

L'intervento terapeutico si incentra su trattamenti riabilitativi, essenzialmente neuropsicomotricità e psicoterapia, che possono essere associati all'eventuale somministrazione di farmaci.

Valid XHTML 1.0 Transitional   CSS Valido!

Sei uno Psicologo? Per la tua pubblicità Clicca Qui

Questo sito fa uso di cookie. Per saperne di più leggi l'informativa

OK